la felicità è ridere e scopare?
è questo ciò che mi sono chiesta oggi, ed ho risposto di sì…
il mio interlocutore non ha molto apprezzato e si è limitato a dire che sono una zoccola. io ci sono rimasta un pò male e mi sto chiedendo cosa ho detto di sbagliato…
smettere di ridere è stata la cosa più brutta che mi sia capitata…
ora rido di continuo. a volte in maniera esagerata. a volte senza un motivo reale.
lo so…sono ossessionata da questo argomento ma in fondo cos’è vivere se non essere felici?
sì è vero, mi direte che vivere significa anche soffrire e che soffrendo si impara ad essere felici. ed è proprio così che funziona.prima no…prima era diverso non ti chiedevi nemmeno cosa significasse essere felici, si viveva e basta.
io ero contenta di uscire con i miei genitori e mi rendeva felice un pacchetto di patatine fritte.
è esattamente questo la felicità? penso di sì.
la felicità è mangiare una fetta di torta su una terrazza meravigliosa in compagnia della persona più importante della tua vita.
“la felicità è ridere e scopare?
[..] cos’è vivere se non essere felici?”
La “ricerca” della felicita’ e’ un utopico mito che spesso ci viene proposto come la nota carota per l’asinello; numerosi agenti esterni plagiano le menti fino a convincerci che tramite il possesso e l’acquisizione si possa raggiungere, acquisire e detenere la felicita’, tanti-troppi crescono nutrendosi di questi miti e tramite essi credono di inventare i propri valori. Inevitabile quindi che educati ad essere “come si deve essere” abbiano risposte automatiche a cio’ che il mondo, sempre se stesso ma altrettanto sempre nuovo, propone loro. La confidenza e la fiducia necessarie ad una “confessione” tanto profonda non puo’ che essere rifiutata come impudica, perversa, maligna, sporca da una mente coltivata nel “benpensatesimo” da quel bel mondo conservatore, autoreferenziato che ammette tanto (perche’ sceglie di vestirsi di tolleranza) ma fino a un certo punto, un mondo in cui non bastano le dita per contare i luoghi comuni, le frasi fatte, i comportamenti accettabili.. tutto il resto, cio’ che va oltre, viene rifiutato senza appello: etichettato con una metafora, una parola che ha mille significati o non vuol dire assolutamente nulla e buttato nello scatolone delle cose “cattive”: rifiutato dal destinatario..
Mi ritrovo a sorridere ormai quando facendo affermazioni “inusuali” mi ritrovo in un silenzio epocale, o in una selva di risate pungenti, talvolta e’ un modo per cambiare discorso: temporaneamente lo accetto, sorrido e cancello quelle persone dalla mia agenda mentale passandole nel gruppo de “la gente”, senza rancore accetto il loro limite, il loro desiderio -forse inconsapevole- di concetti semplici solo da scartare ed usare.. un “usa e getta” per la mente.. evito di fare loro ulteriori regali imbarazzanti: se qualcuno e’ interessato sara’ altrettanto pronto a riprendere il discorso..
“[..]smettere di ridere è stata la cosa più brutta che mi sia capitata [..]“
Gli eventi spesso portano all’oscurita’: non il buio, quello puo’ anche piacere, ma verso il vuoto-oscuro, quel nulla freddo ed attanagliante che assedia ogni pensiero rendendoci inerti ad ogni stimolo. Il mondo dei “bimbi” e’ invece un favoloso turbinio di cose/eventi/novita’ dai colori sempre nuovi, dalle forme sempre diverse: la loro forza e’ nel loro entusiasmo nell’affrontare anche quelle rovinose cadute che spaventano tanto “i grandi”, nel controllare se hanno attirato l’attenzione di qualcuno e nel piangere per qualche secondo se c’e’ qualcuno che li guarda con preoccupazione.. altrimenti si spolverano le manine e tornano semplicemente a giocare (forse) piu’ sorridenti di prima.
“i piccoli” liberi dalle sovrastrutture che si generano nel tempo quando provano a convincerli che bisogna diventare ometti e ragazze “per bene”, pretendendo di farli diventare copia di modelli ed esempi appositamente preconfezionati e messi in bella vista sullo scaffale di qualche supermarket in qualche misero spot, possono provare in modo puro felicita’ o dispiacere e continuare ad essere se stessi chiedendosi tanti e tanti “pecche’?” e mettendo spesso in crisi le menti “colte” che, aggrappate ai propri modelli, hanno dimenticato quanto sia meraviglioso poter scrutare un viso felice con uno sguardo perso nell’estasi del momento magari mangiando “una fetta di torta su una terrazza meravigliosa in compagnia della persona più importante della tua vita“.