gente che passeggia

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Archivio per Maggio, 2008

il mondo secondo Silvio

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari

e fui contento perché rubacchiavano.

Poi vennero a prendere gli ebrei

e stetti zitto perché mi stavano antipatici.

Poi vennero a prendere gli omosessuali

e fui sollevato perché mi erano fastidiosi.

Poi vennero a prendere i comunisti

ed io non dissi niente perché non ero comunista.

Un giorno vennero a prendere me

e non c’era rimasto nessuno a protestare.

Bertolt Brecht

IL DILEMMA DEL PORCOSPINO

Il dilemma del porcospino afferma che tanto più due esseri si avvicinano tra loro, molto più probabilmente si feriranno uno con l’altro.Ciò viene dall’idea che i porcospini possiedono aculei sulla propria schiena. Se si avvicinassero tra loro, i propri aculei finirebbero col ferire entrambi. Questo è in analogia con le relazioni tra due esseri umani. Se due persone iniziassero a prendersi cura e a fidarsi l’uno dell’altro, qualsiasi cosa spiacevole che accadesse ad uno di loro ferirebbe anche l’altro, e le incomprensioni tra i due potrebbero causare problemi ancora più grandi.

Eppure i porcospini hanno bisogno di stare vicini per scaldarsi a vicenda.

Questa contraddizione è il dilemma.

“Una compagnia di porcospini, in una fredda giornata d’inverno, si strinsero vicini, per proteggersi, col calore reciproco, dal rimanere assiderati. Ben presto, però, sentirono le spine reciproche; il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo l’uno dall’altro. Quando poi il bisogno di scaldarsi li portò di nuovo a stare insieme, si ripeté quell’altro malanno; di modo che venivano sballottati avanti e indietro tra due mali, finché non ebbero trovato una moderata distanza reciproca, che rappresentava per loro la migliore posizione. ” Schopenhauer

“Dare più valore allo sforzo che alla ricompensa, questo si chiama amore” Confucio

LA LIBERTA’

I poveri erano così affamati che presero la loro fame, la misero in bottiglia e andarono a vendersela. Se la comprarono i ricchi che nella vita avevano mangiato tutto dal caviale ripieno all’ossobucodiculodicane allo spiedo e volevano conoscere anche il sapore della fame dei miseri.

Per un po’ quei poveri tirarono avanti, ma poi tornarono a essere poveri come prima. Allora imbottigliarono la loro sete e la vendettero ai ricchi che nella vita avevano bevuto tutto, dal Brunello al Tavernello ma non avevano ancora assaggiato la sete dei miseri.

Ancora un po’ i poveri tirarono avanti, ma poco tempo più tardi tornarono nella povertà. Allora imbottigliarono la loro rabbia e vendettero ai ricchi anche quella. I ricchi che si erano sentiti indispettiti, che avevano avuto un po’ di rodimento di culo, ma la rabbia vera non l’avevano mai provata.

Così se la comprarono dai poveri che ce n’avevano tanta.

I poveri tirarono avanti, ma poi vendettero anche il loro pudore, la loro vergogna, il loro dolore.

Imbottigliarono la commozione e l’insubordinazione, la violenza e il riscatto, la rivolta e la pietà.

Col tempo le cantine dei ricchi si riempirono di bottiglie. Accanto ai grandi vini d’annata collezionavano la fame dei sanculotti della rivoluzione e la rabbia dei braccianti che occupavano le terre del Meridione. Tra gli spumanti e gli champagne trovavano posto la pazzia dei pellagrosi nelle campagne o l’orgoglio dell’aristocrazia operaia che aveva difeso le fabbriche dai nazisti e s’era guadagnata i diritti nelle lotte sindacali. Tra novelli e i passiti c’era il disgusto dei precari e dei senza casa o la determinazione dei Zapatisti che marciarono verso Città del Messico col passamontagna.

Dopo qualche generazione i poveri s’erano venduti tutto. Erano diventati così tanto poveri che presero la loro povertà, la misero in bottiglia e se la vendettero ai ricchi che volevano essere così tanto ricchi da possedere anche la miseria dei miseri.

Quando i poveri restarono senza niente si armarono. E non di coltello e forchetta, ma di pistole e fucili perché la rivoluzione non è un pranzo di gala, la rivoluzione è un atto di violenza. Marciarono verso il palazzo. Però quando arrivarono sotto il balcone del podestà si fermarono e rimasero zitti. Perché erano armati, ma non avevano più né rabbia né fame, né orgoglio né sete, né disgusto né determinazione. E senza cultura e coscienza di classe non si fa la rivoluzione.

Così il podestà scese in cantina, tornò con una bottiglia e la riconsegnò al popolo. C’era imbottigliata la libertà che avevano conquistato i loro nonni, ma che i padri s’erano già venduta da un pezzo. Potevano farci un inno o un partito, un circolo o una bandiera. La stapparono , ma non riuscirono a farci niente.

Perché la libertà da sola non serve.

Allora il podestà si cercò in tasca e trovò una scatola di caramelle alla menta.

La consegnò al popolo.

E da quel momento i poveri furono liberi.

Liberi di succhiare mentine.

Ascanio Celestini

per pochi intimi…

¿Dónde pongo lo hallado?
En las calles, los libros
Las noches, los rostros
En que te he buscado
¿Dónde pongo lo hallado?
En la tierra, en tu nombre
En la Biblia, en el día
Que al fin te he encontrado

¿Qué le digo a la muerte tantas veces llamada a mi lado
Que al cabo se ha vuelto mi hermana?

¿Qué le digo a la gloria vacía de estar solo
Haciéndome el triste, haciéndome el lobo?

¿Qué le digo a los perros que se iban conmigo
En noches pérdidas de estar sin amigos?

¿Qué le digo a la luna que creí compañera
De noches y noches sin ser verdadera?

¿Qué hago ahora contigo?
Las palomas que van a dormir a los parques
Ya no hablan conmigo

¿Qué hago ahora contigo?
Ahora que eres la luna, los perros
Las noches, todos los amigos

 

 Silvio Rodriguez

acquerello

la mia mente si perde in queste note cercando un tempo ormai passato e un imminente futuro….la semplicità delle parole arriva diritta al cuore di chi ha ancora le dita impiastricciate dai gessetti colorati…

capelli rossi

non si è accorto quasi nessuno del mio nuovo colore…

continuavano a dirmi che stavo mentendo eppure è vero!

venerdì sera ho deciso di tingermi i capelli di rosso e l’ho fatto…

sulla scatola c’era scritto “rosso intenso”…all’inizio avevo paura, continuavo a prendermi in giro ed a dirmi: “sembrerò il pagliaccio IT o Santoro…o uno di quei personaggi che girano per il porto a vendere pesce” e invece il risulatato è stato diverso…lo riescono a vedere solo in pochi, solo chi sa osservare…

e forse i miei capelli saranno un pretesto per riconoscere persone curiose, o scoprire chi mi conosce davvero…

mi sento quasi rinata…ed è meraviglioso!

questa vita è una figata

 è bellissimo poter dire che sono contenta di aver giocato a ping pong ieri sera…e di aver chiacchierato tutta la sera con un amico…e di aver bevuto una birra ghiacciata e di aver riso tutto il tempo…

è bellissimissimissimoooooooooooooooooooo!

(questo post delirante è dedicato a Marianna)

(e ci metto pure un pò di Brasil che fa tanta gioia di vivere! tiè)

resterà un segno? il mio ricordo?

Crisalide – Max Gazzè

Di questi lacerti antropici
Sgretolati irreparabili
Di queste scaglie non più corporee
Arricciate come coriandoli
Stracciati per dispetto
Per essere un calcolo un fluido
Un sistema perfetto
Incompleto e provvisorio
Resterà un segno? Un ricordo?

Di queste scorie di cellule umori e passioni
Dell’ansimare tra coscienza e istinto tra sublime e minuto

Di questo odore di pane caldo
In questa notte d’estate cosi piena di stelle

Di questo spasimo incontenibile chiamato amore

Per l’ultimo umano esercizio del paragone
Per declinare il conforto di ciò che è stato
Comunque sia stato

Per vidimare il terrore dell’ignoto
del non essere più e dover ancora diventare

Se questo ignoto stadio dell’essere
(se è)
Se questa forma di vita non informata
Sparisce con l’intuizione
Estranea e superiore
della dialettica del cosmo
del segreto del divenire
quotidiano

Resterà il segno? Il mio ricordo?

Di queste scorie di cellule umori e passioni
Dell’ansimare tra coscienza e istinto tra sublime e minuto
Di questo odore di pane caldo
In questa notte d’estate cosi piena di stelle
Di questo spasimo incontenibile chiamato amore

Solo chi non ha visto ci crede davvero
Perché chi c’era
Ancora si chiede se era

Solo chi non ha visto ci crede davvero
Perche chi c’era
Ancora si chiede se era

 

Solo chi non ha visto ci crede davvero
Perche chi c’era
Ancora si chiede se era

Resterà il segno? Il mio ricordo?

 

 

oggi ho mal di pancia…


Intanto l’aria intorno è più nebbia che altro
l’aria è più nebbia che altro

E’ certo un brivido averti qui con me
in volo libero sugli anni andati ormai
e non è facile, dovresti credermi,
sentirti qui con me perchè tu non ci sei.

Mi piacerebbe sai, sentirti piangere,
anche una lacrima, per pochi attimi.
Mi piacerebbe sai…

primo maggio tutti i giorni

non ho mai vissuto un primo maggio così intenso…

sveglia alle 9: sulla rai danno un video dedicato alle vittime della Thyssen Krupp; nel video ci sono tante donne, alcune con due fedi su una mano, altre che stringono una tuta, c’è un uomo con gli occhi lucidi; è straziante vedere come la vita possa cambiare in pochi attimi…

ora di pranzo: il mio amico faceva il muratore; mi dice che non ha potuto studiare perchè i suoi genitori non potevano pagargli l’università, ora fa il contabile, un lavoro che gli fa schifo; ha ventotto anni e mi dice che ha deciso di laurearsi, sarà un farmacista…

primo pomeriggio: su radio due c’è Tricarico canta “buongiorno buongiorno io sono Francesco…”, mi viene quasi da piangere, la vita può cambiare tutto può cambiare e può diventare come la vorrai inventare…

dedicato a chi ha deciso di cambiare la propria vita, a chi ha il coraggio di farlo giorno dopo giorno, a chi insegue i propri sogni, a chi ha provato ad insegnarmi a inseguirli, a chi sta cercando di spiegarmi come si fa…